Expo 1906 – Milano
| « La giornata del 28 nella quale la città era tutta festa, fu finalmente sorrisa dal sole » | |
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(L’Esposizione Internazionale nella cronaca di un giornalista dell’epoca)
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L’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 si tenne dal 28 aprile all’11 novembre di quell’anno in padiglioni ed edifici appositamente costruiti alle spalle del Castello Sforzesco (l’attuale Parco Sempione) e nell’area dove dal 1923 sorgerà la Fiera di Milano. Il tema scelto fu quello dei trasporti
Per l’occasione furono investiti 13 milioni di lire dell’epoca, le nuove costruzioni furono 225 tra cui l’acquario civico. Le nazioni partecipanti furono 40, gli espositori 35.000, i visitatori furono stimati in più di 5 milioni, una cifra record per l’epoca.
L’immagine simbolo dell’esposizione, realizzata da Leopoldo Metlicovitz, celebrava l’apertura del traforo transalpino del Sempione, completato proprio nel1906 (e da cui il parco omonimo prende il nome) rendendo possibile la prima linea ferroviaria diretta tra Milano e Parigi.
Tema
Il tema dell’esposizione, in omaggio al traforo del Sempione, fu individuato nel “trasporto” ed in tutto ciò che richiamasse il dinamismo. Per realizzare ciò si decise di creare due settori distinti, uno all’interno del parco e un altro nell’antistante Piazza d’Armi. Pertanto, proprio nella piazza davanti all’ingresso dell’Esposizione, fu portato tutto il materiale ferroviario, mentre si dedicò il parco alle mostre relative all’arte. Si pensò inoltre di collegare i due settori con una linea ferroviaria elevata. Una linea ad alta tensione ne garantiva la mobilità.[1]
Nella piazza, oltre ai locomotori italiani, trovarono posto diverse motrici provenienti dall’Olanda, dall’Austria, dalla Germania, dal Belgio e dalla Francia. Queste furono poi mostrate nell’eseguire manovre e nell’affrontare gli scambi automatici.
Sito
I primi spunti relativi alla realizzazione di una esposizione internazionale a Milano risalgono al 1902 e dovevano celebrare la costruzione del Traforo del Sempione, ma all’epoca, si ipotizzava semplicemente lo sviluppo di una expo tematica sui trasporti. In seguito si optò per un progetto di piu ampio respiro cui la rapida adesione di altri paesi come Francia, Germania, Austria-Ungheria, Grecia, Messico, Stati Uniti, Russia, Inghilterra, Svizzera, Giappone eSpagna, confortò l’organizzazione circa la bontà del progetto.
Inizialmente l’evento doveva svolgersi nel 1905(data prevista per il termine dei lavori del Traforo), fu poi posposto proprio a causa dei ritardi nella realizzazione del tunnel. Il comitato cittadino, costituitosi ad hoc, individuò l’area verde retrostante il Castello Sforzesco (che avrebbe poi preso il nome diParco Sempione), come il luogo ove si sarebbe svolto il grosso dell’evento. Fu poi lanciata una sottoscrizione pubblica per ottenere i fondi necessari. A pochi giorni dall’inaugurazione si raggiunse la considerevole cifra di sei milioni di lire.[2] L’Esposizione Internazionale di Milano fu solennemente inaugurata il 28 maggio 1906 dai sovrani d’Italia e si chiuse l’11 novembre dello stesso anno con un corteo luminoso.
L’incendio
Il 3 agosto, nella galleria d’Arte decorativa italiana e ungherese scoppiò un incendio che distrusse diversi edifici e padiglioni. In particolare fu distrutto dal fuoco il padiglione dell’Architettura. Nel giro di quaranta giorni i locali andati distrutti furono ricostruiti e nuovamente inaugurati alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Il 1 ottobre fu anche inaugurata la sezione d’arte decorativa ungherese alla presenza del presidente del Consiglio dei ministri Giovanni Giolitti.[3]
Padiglioni tematici
La via egiziana (Cairo) all’interno dell’Esposizione
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Su progetto dell’architetto Sebastiano Locati, all’interno dell’Esposizione Internazionale, fu inaugurato il 28 aprile 1906 l’Acquario civico di Milano, che tutt’oggi è da annoverarsi tra gli edifici di maggior pregio e significato del liberty italiano.
Uno dei padiglioni che riscosse maggior successo fu il cosiddetto “Parco Aerostatico” in cui erano mostrati diversi tipi di Palloni aerostatici riempiti di aria e/o gas.
La mostra aeronautica, una delle prime del genere, aveva in esposizione l’aerocicloplano costruito da Aldo Corazza, dotato di un triciclo atto alla creazione della forza di propulsione necessaria al decollo ed al volo. Ma soprattutto l’ aeronave Italia, opera realizzata da Almerico da Schio e primo dirigibile della storia italiana, il quale l’anno precedente aveva effettuato il primo volo sui cieli di Schio.
A tutto ciò si affiancavano i padiglioni dei Paesi partecipanti. Tra questi degno di menzione era il padiglione russo che vedeva tra gli aderenti lo stesso zar Nicola II con la collezione di porcellane delle fabbriche imperiali.
Alle iniziative strettamente connesse all’esposizione se ne affiancarono altre di contorno dal carattere mondano realizzate all’interno di chioschi bar e ristoranti. Tra le iniziative più curiose, si annoverò la ricostruzione di una via del Cairo fornita di un ristorante tipico davanti al quale stazionava uncammello.
Alcuni padiglioni stranieri, infatti, prevedevano anche la degustazione di prodotti tipici, si fece in particolare notare il padiglione cinese con il relativo ristorante.[4]
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